Quoth the Raven: “Nevermore”

Pubblicato: 12 ottobre 2006 in Quoting Memories, Storie & C.
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 IL CORVO
(Edgar Allan Poe)

*
Una volta in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, debole e stanco,
su un molto bizzarro e curioso volume di un sapere dimenticato –
mentre sonnecchiavo, quasi appisolandomi, giunse là improvvisamente un colpire leggero,
come di qualcuno che gentilmente battesse, battesse alla porta della mia camera –
“E’ qualche visitatore” mormorai, “che bussa alla porta della mia camera –

Soltanto questo, e nulla più.”

*
Ah, distintamente ricordo che si era nel fosco Dicembre;
e ogni separato morente tizzone proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino; – vanamente avevo tentato di trarre
dai miei libri un sollievo al dolore – al dolore per la perduta Leonora –
Per la rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora –

Senza nome qui per sempre.

*
E il sèrico, triste, vago fruscìo di ogni tenda purpurea
mi faceva trasalire – mi riempiva di fantastici terrori, mai provati prima;
così che adesso, per calmare il battito del mio cuore, andavo ripetendo
“E’ qualche visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera –
Qualche tardivo visitatore che supplica di entrare alla porta della mia camera; –

Questo è, e nulla più.”

*
Immediatamente la mia anima divenne piu’ forte; non esitando più a lungo,
“Signore,” dissi “o Signora, veramente imploro il vostro perdono;
ma il fatto è che io sonnecchiavo, e voi veniste così gentilmente a picchiare,
e voi veniste così lievemente a picchiare, a picchiare alla porta della mia camera,
che io ero poco sicuro di avervi udito” – a questo punto aprìi interamente la porta; – – –

Tenebre là e nulla più.

*
Scrutando profondamente in quelle tenebre rimasi a lungo stupito, impaurito,
dubbioso, sognando sogni che mai nessun mortale oso’ sognare;
ma il silenzio rimase intatto, e la quiete non diede alcun segno;
e l’unica parola là pronunciata fu la sussurrata parola, «Leonora?»
Questo sussurrai, e l’eco mormoro’ dietro la parola, “Leonora!”

Semplicemente questo, e nulla più.

*
Ritornando nella camera, con tutta la mia anima dentro di me fiammeggiante,
udìi subito un battere un poco più forte di prima.
“Sicuramente,” dissi, “sicuramente c’è qualcosa all’infisso della mia finestra ;
Fa che io veda, dunque, cosa c’è là, ed esplori questo mistero –
Fa che il mio cuore si calmi un momento ed esplori questo mistero; –

Questo è il vento e nulla più.”

*
Spalancai l’imposta, quando, con molta civetteria e un battito d’ali,
avanzò colà un maestoso Corvo dei santi giorni d’altri tempi;
non fece la minima riverenza; non un minuto si fermo’ o rimase;
ma, con aria di dama o gentiluomo, si appollaiò sopra la porta della mia camera –
Si appollaio’ su un busto di Pallade appena sopra la porta della mia camera –

Appollaiato, e seduto, e nulla più.

*
Poi inducendo quest’uccello d’ebano la mia triste immaginazione a sorridere,
con il grave e severo decoro che si dava,
“Sebbene la tua cresta sia tagliata e rasa” dissi “tu non sei certo un vile,
orrido, torvo e antico Corvo errante dalla riva Notturna.
Dimmi qual’è il tuo nobile nome sulla Plutonica riva della Notte! “

Disse il Corvo “Mai più”.

*
Molto mi meravigliai nell’udire parlare così chiaramente questo sgraziato volatile,
sebbene la sua risposta poco significasse – poca pertinenza avesse;
perchè non possiamo non esser d’accordo che nessuna vivente umana creatura
giammai fu beata dalla visione di un uccello sulla porta della sua camera –
Uccello o bestia su un un busto scolpito sulla porta della sua camera,

con un nome tale come “Mai più”.

*
Ma il Corvo, sedendo solitario sul placido busto, profferì soltanto quell’unica parola,
come se la sua anima in quell’unica parola fosse effusa.
Niente di piu’ egli poi pronunciò – nessuna penna egli agitò –
finchè io appena di più mormorai “Altri amici sono già prima volati via,
All’ indomani egli mi lascerà, come le mie Speranze, che sono già prima volate via”.

Allora l’uccello disse “Mai più”.

*
Stupito dalla calma rotta da una risposta così giustamente pronunciata,
“Senza dubbio,” dissi “ciò che pronuncia è soltanto il suo sapere e la sua ricchezza,
presi da qualche infelice padrone che uno spietato Disastro
seguì veloce e seguì piu’ veloce finchè le sue canzoni non ebbero che un solo fardello –
finchè i lamenti della sua Speranza non ebbero che quel malinconico fardello

di ‘Mai – mai più’ “.

*
Malgrado il Corvo inducesse ancora la mia triste immaginazione al sorriso,
sospinsi una poltrona di fronte all’uccello, al busto e alla porta;
quindi, affondando nel velluto, mi misi a collegare immaginazione a immaginazione,
pensando cosa questo sinistro uccello d’altri tempi –
cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d’altri tempi

intendeva significare gracchiando “Mai più”.

*
Così sedevo preso dall’indovinare, ma non esprimendo alcuna sillaba al volatile
i cui occhi infuocati ardevano ora nell’intimo del mio petto;
sedevo divinando questo e piu’, con la testa in tranquillità reclinata
sulla fodera di velluto del cuscino che la luce della lampada trastullava con piacere
Ma la cui fodera di velluto viola alla luce della lampada che trastullava con piacere,

Ella non premerà, ah, mai più!

*
Poi, parve, che l’aria si facesse più densa, profumata da un invisibile incensiere,
fatto oscillare da serafini, i cui passi risuonavano sul pavimento moquettato.
“Disgraziato,” gridai, ” il tuo Dio ti ha prestato – per mezzo di questi angeli ti ha inviato
il sollievo – il sollievo e il nepenthe per le tue memorie di Leonora;
Tracanna, oh, tracanna questo piacevole nepenthe, e dimentica questa perduta Leonora!”

Disse il Corvo, “Mai più”.

*
“Profeta!” dissi “cosa del male! – profeta nonostante cio’, se uccello o demonio! –
Sia che dal Tentatore inviato, sia che la tempesta ti abbia gettato qui a riva,
desolato ma interamente indomito, su questa deserta terra incantata –
su questa casa predata dall’Orrore – dimmi davvero, ti imploro –
C’è – c’è un balsamo in Gilead? – dimmi – dimmi, ti imploro!”

Disse il Corvo, “Mai più”.

*
“Profeta!” dissi, “cosa del male! – profeta nonostante cio’, se uccello o demonio!
Per quel Cielo che si curva su di noi – per quel Dio che entrambi adoriamo –
dì a quest’anima carica di dolore se, nel lontano Eden,
essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Leonora –
Abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Leonora. “

Disse il Corvo, “Mai più”.

*
“Sia questa parola il nostro segno d’addio, uccello o demonio! ” urlai, alzandomi.
“Ritorna nella tempesta e sulla Plutonica riva della Notte!
Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia di quella menzogna che la tua anima ha pronunciato!
Lascia inviolata la mia solitudine! – libera il busto sopra la mia porta!
Togli il tuo becco dal mio cuore, e porta via la tua figura dalla mia porta!”

Disse il Corvo, “Mai più”.

*
E il Corvo, mai scappando via, ancora è posato, ancora è posato
sul pallido busto di Pallade, appena sopra la porta della mia camera;
E i suoi occhi posseggono tutta l’apparenza di quelli di un demonio che sta sognando,
e la luce della lampada scorrendo su di lui proietta la sua ombra sul pavimento;
e la mia anima fuori di quell’ombra che giace ondeggiando sul pavimento

non si solleverà – mai più!

*

[The Raven: a reading by Basil Rathbone; one of the greatest actors of the mystery movie genre. The Raven page: the first edition translation from the 1845 version of The Raven (poem in 18 parts and 108 lines) by Edgar Allan Poe into Italian. Author: Massimo aka Nemesis]

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