Shadow of Memories [Come un macigno che precipita da un dirupo…]

Pubblicato: 3 novembre 2006 in Deliri in libera associazione, Storie & C.
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Codine di mozzarella.
Succulenti piatti di tortelloni annegati tra la pancetta, le carote e le zucchine, che riempivano l’aria di effluvi che risvegliavano primordiali e famelici istinti di piacere.
Fiumi di Fragolino: divertente, allegro, SENSUALE…
Fumanti pizze a domicilio, da asporto, da consumare ai tavoli.
Una luculliana, magnifica cena tra aragoste e astici, annaffiata da euforiche bollicine alcoliche che facevano da adeguato contorno emozionale.
Decine e decine di vite fittizie e di emozioni REALI, tra un comodo ed accogliente letto e le poltrone di innumerevoli cinema.
Patatine, coca cola, e le ricerche su IMDB ed NGI per ritrovare frammenti, storie, citazioni, filmografie.
Una comune, indicibile ed eclettica passione, con la quale divorare con gusto estremo centinaia di ore di pellicola o di segnale digitale.
Un continuo godimento, un emozionarsi, tra risate, lacrime, riflessioni.
E una rincoglionitissima ma dolcissima pesciolina blu: “Ugo?
Un’Isola e un aereo precipitato. Storie parallele, storie che si intersecavano. Binari attorcigliati, che nascondevano destinazioni impensabili.
Emozioni, sorprese, maledizioni, attese spasmodiche.
Dai, ancora una“, anche se è notte fonda e si crolla dal sonno. Ma non si può resistere, non si può aspettare per sapere cosa succederà dopo.
Commozione per fittizi decessi, commozione per sentimenti REALI. Commozione, e trasporto.
Ore ed ore ad emozionarci intensamente per un’onirica e nebbiosa città su una Collina Silenziosa,
tra un “I’m here for you. See? I’m real” e un “Have you seen a little girl? Short, black hair?“.
Una lettera intensa e dolorosa, tante lacrime, il cuore che si stringe, quasi a non voler lasciare andar via una vita che si spegne tra il dolore e la gioia di aver vissuto.
Un’infermiera in mutazione, una porta sbarrata a trattenerla, e ancora lacrime, tra il dolore e la codardia.
Un buco in cui strisciare, metafora di una vita che si schiude su un mondo interiore, il cui accesso è periglioso e devastante, ma in cui è inevitabile penetrare, perchè DEVI sapere cosa c’è più avanti.
E’ solo un gioco (FORSE), ma ti prende dentro. Ti colpisce duro. E ti segna, per sempre.
E poi la gioia nello scoprire che da quel gioco qualcuno è riuscito a trarre una significativa “riduzione” filmica che non ha perso per strada l’originaria intensità.
L’impazienza nell’attenderne l’uscita per mesi e mesi, ripagata dai brividi, dal rapimento, dalla totale compenetrazione nelle immagini che scorrono su quello schermo catturandoti in una spirale emozionante.
Decine di Zombies assetati di sangue, complicate e improbabili trappole marchiate “Umbrella Corporation“.
Tensione, sorprese, sussulti di paura improvvisa.
Inumani contadini inferociti, fughe sui tetti.
Inseguiti dalle incarnazioni dei più feroci incubi, e al contempo, delle più profonde paure.
Fino alla conclusione, catarsi liberatoria, dove il bene vince (QUASI) sempre.
E in attesa spasmodica dell’avventura successiva, perchè non v’è mai pace nè voglia di terminare,quando un’esperienza ludica è così completa ed appagante.
Draghi feroci, magiche creature, immortali (ma non troppo) nemici, rare cavalcature, fughe e inseguimenti.
Tra una difesa ed un attacco, tra vittime e carnefici, ma sempre pronti a ricominciare, e sempre VITTORIOSI, alla fine.
Un mercante in comune gestione, il piacere di lavorare assieme, il piacere di COMBATTERE assieme, e di costruire una surreale vita alternativa in un mondo fatato. Alternativa, forse, ad una realtà limitata e limitante, in quel mondo dove la FANTASIA quei limiti li disintegra con un semplice soffio.
Musica. Parole. Intensità IMMENSA.
Duetti intrecciati, davanti ad uno schermo o su uno scoglio con un auricolare a testa, voltando le spalle al mare, ma non alla vita.
Canzoni che ti prendono al cuore e allo stomaco.
Un concerto, un altro…
Due voci che vibravano assieme, fondendosi in un’unica melodia.
Illudendosi, forse, di poter superare il frastuono dell’eternità.
Piacere.
Immenso, indicibile.
Condivisione di corpi, condivisione di anime.
Membra intrecciate, pulsioni inarrestabili, esplosioni di interiore godimento.
Adorazione, compenetrazione, inglobamento.
Il TUTTO che si sublima in un gesto, in una carezza, in un bacio, in un amplesso.
La vita che scorre dentro, fiumi incandescenti di lava sulfurea, catartici picchi da cui gettarsi a braccia aperte verso l’immenso del sensuale piacere.
PIENEZZA.
Sublime.
“All those moments will be lost in time, like tears in rain.”
Ma si perderanno nel tempo, non certo nella memoria. Perchè certi sentimenti sono cicatrici profonde. E non guariscono. Non possono essere sostituiti, nè cancellati.
Li si può solo riporre in un cassetto, tentando disperatamente di non aprirlo mai più.
Ma in fondo, da quel cassetto sarà inevitabile che sciabolate di luce facciano capolino, nonostante forzosi e forzati addii e separazioni.
E quelle sciabolate saranno taglienti come quelle di solidi rasoi d’acciaio. E resterai lì immobile, senza sfuggirvi. Lasciando che ti dilanino il cuore, perchè sai che non puoi opporti ad esse, nemmeno se lo volessi.
E, in realtà, NON LO VUOI.
[Wanderer, 03/11/2006, 22:10]
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