Macigni (parte seconda)

Pubblicato: 7 novembre 2006 in Deliri in libera associazione, Versi in delirio
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Fulmini
che colpiscono d’improvviso aridi territori.
Valanghe d’acqua piovana impreviste, ma forse prevedibili.
Tempeste
di vuoto affamato,
di nulla crudele,
che del TUTTO si nutre e si accresce.
Vacue Meretrici
si gettano tra le braccia di improbabili SCONOSCIUTI,
in cerca di orgasmi impossibili,
inattuabili,
inutili,
INSENSATI,
in cerca di fittizia COMPAGNIA,
di fallace consolazione.
Digitali rapporti basati su reciproche insipienze,
su voraci desideri di putrida carne virtuale.
Ore notturne
colme di menzogne,
di finzioni,
di splendide apparenze,
di ASSENTI sostanze.
Lacerante dolore
in cerca di una ancor più lacerante ricucitura:
tentativo disperato di riveder le stelle,
affondando le mani con violenza nel buco nero che le ha ingoiate
(e che non le restituirà MAI).
Tentativi
disperati,
falliti,
REITERATI.
Disperate ILLUSIONI
aggrappati a scampoli sbrindellati di un passato che non fu.
Illusioni
fatte di amaro e venefico ossigeno.
Briciole
di raffermo cibo dell’anima e del cuore,
cercando di trovare sostentamento,
senso,
voglia,
SCOPO.
Lame
che solcano braccia disperate
che VOGLIONO essere fermate,
che vogliono essere SALVATE.
Sangue
raggrumato,
impotente nel suo non scorrere
immobile,
raggelato,
icona e specchio di un freddo ALTRO.
Proiettili
trasformati in CURA,
deglutiti a fatica,
idealizzati,
cercati,
cacciati via,
cancellati.
Morti
desiderate,
anelate,
rigettate,
ripensate,
annunciate,
CANCELLATE.
Fiumi di incerta vita
impetuosi
trascinano via le tracce,
azzerano i desideri,
gonfiano paure e consapevolezze di cui si fanno argine
per poi ESPLODERE.
Deflagrazione:
ultimo stadio di un’incerta disumanità,
di una sicura crudeltà,
espressione di un NULLA totalizzante
che implode,
assorbe,
ingloba,
annichilisce.
Dolore:
lacerante ancora
ma consolante, FORSE, stavolta.
Rassegnato
nella sua ineluttabilità.
Striscianti creature
che divorano dall’interno
e che non possono, non VOGLIONO essere fermate.
Chimiche inutilizzabili,
reazioni cellulari inarrestabili
giù, a capofitto verso il più totale disfacimento.
Polvere
null’altro che quella.
Ricopre pietosa ogni segnale
ogni memoria
mitigandola, apparentemente
ma al tempo stesso evidenziandola.
Polvere del tempo,
polvere della vita,
polvere della morte,
polvere del VUOTO.
 
E’ tempo di addii
definitivi,
ineluttabili anch’essi,
dolorosi,
sanguinari divoratori di anime inquiete,
di ANIME PERDUTE.
Anime
che continueranno in eterno a vagare,
cercando,
provando,
cadendo,
rialzandosi,
in un ciclo infinito di morte e resurrezione:
metafora di un’INUTILITA’ perenne
o forse SENSO trainante di una, cento, mille vite.
FORSE.
Tempo di addii:
unico baluardo contro vacue speranze
di INESISTENTI sentimenti,
di laceranti ricordi,
di falsati desideri.
Tempo di addii
Tempo di spegnere la luce
Tempo di sprangare la porta.
[Wanderer, 07/11/2006, 09:46]
“Freedom is just another word for nothing left to lose”
[Kris Kristofferson]
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