Drowning in Sorrow [Corridoi]

Pubblicato: 20 novembre 2006 in Deliri in libera associazione, Storie & C., Versi in delirio
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Cammino
lungo infiniti corridoi di infernale silenzio urlante.
Bianche facce si staccano dai muri,
orbite spente e vuote mi fissano,
e denti marci tentano di addentarmi.
Mani
tese verso di me
artigliano la mia pelle,
lacerano tessuti decomposti,
mettono a nudo ossa di rugginoso metallo.
Non mi curo di loro,
non sento le ferite,
e il mio sangue è immobile da troppo tempo ormai:
non scorrerà da quei tagli.
Avanzo
verso una nera luce, lì in fondo.
I miei timpani sono feriti da indescrivibili cacofonie
brulicanti di odio,
di dolore,
di nulla.
So che il mio posto è lì,
al termine di questo corridoio,
dietro quel velo di rosso fluido corporeo.
Fluido che un tempo era vita,
e adesso null’altro è se non immobile sofferenza.
I piedi
si incollano al terreno,
quasi rifiutandosi di procedere oltre,
ma li costringo a muoversi,
scudisciandoli con insolita fermezza.
L’obiettivo
del mio cammino
sembra allontanarsi, minuto dopo minuto.
I muri si protendono
verso un infinito di miseria e terrore,
con stridore di unghie su una lavagna.
L’immonda bestia
dentro di me
urla,
piange,
prova a dissuadermi,
tentandomi con parabole disoneste di squallide menzogne.
Il mio cervello
ne è tentato,
il mio incedere tentenna,
rallenta
fin quasi a fermarsi.
Mi aggrappo
disperato
a ciò che resta della mia sanità mentale.
Un brivido mi percorre la schiena,
una scossa elettrica attraversa le mie membra.
Procedo
testardamente
fino a quell’estremo obiettivo,
noncurante del dolore,
noncurante del fuoco gelido che mi arde in corpo.
Squarcio quel velo
selvaggiamente.
Brandelli mi restano attaccati alle unghie
gocciolando,
macchiando di rossi grumi il mio viso.
Oltrepasso la soglia
scrollandomi di dosso i miei pensieri,
le mie paure,
le intensità,
le speranze,
i sogni.
Eccolo.
Il Lete, oltre la soglia.
E, appesa ad un chiodo arruginito, una bianca maschera.
Ha le orbite vuote e spente, i denti marci.
Una sensazione di deja-vu mi attraversa,
una consapevolezza,
fino a realizzare.
So qual è il mio posto, adesso.
Indosso la maschera
e lascio che i muri mi assorbano,
attendendo il prossimo viandante,
le prossime membra da lacerare.
 [Wanderer 20/11/2006, 20:50] 
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