Sala d’attesa

Pubblicato: 9 dicembre 2006 in Storie & C., Telling Tales...
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Passeggiava nervosamente, avanti e indietro. Anima dissociata, dagli ignoti tormenti.
Attendeva il suo turno, impaziente, lo sguardo fisso puntato verso il pavimento.
“Deve avere pazienza, tra non molto toccherà anche a lei.”
E lui attendeva, nel suo autistico andirivieni. Pensieri indefiniti si affollavano spintonandosi dentro al suo cranio. L’unica coscienza presente era quella che lo spingeva ad attendere.
“La mia medicina… Se non la prendo sto male.”
Si sedette con aria rassegnata, osservandosi le mani, ma senza vederle.
Un tempo era diverso: istintivo, gioioso, esuberante. Ma qualcosa si ruppe dentro; non sapeva quando fosse stato, nè perchè. O forse voleva semplicemente non saperlo.
E così, ad un determinato punto, si spense. Tutto qui. I suoi occhi persero ogni barlume di vitalità, i suoi gesti divennero lenti, le sue azioni ripetitive, senza senso nè scopo apparente.
Si chiuse al mondo. E iniziò a passeggiare avanti e indietro dentro sè stesso, attorniato da fantasmi a cui non permise più di avvicinarsi, o anche solo di sfiorarlo.
Spense la memoria. Spense ogni afflato di vita, ogni velleità.
Solo, in un mare senza risposte: paperella di gomma che galleggia nell’Oceano, noncurante della tempesta che la sballotta.
Galleggia. E attende: il suo turno, la sua medicina.
Il suo silenzio.
[Wanderer, 09/12/2006, 11:42]
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commenti
  1. Noemi ha detto:

    …e divenne polvere.

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