Dead Meat [Lentamente strisciando ciechi]

Pubblicato: 23 settembre 2007 in Storie & C., Telling Tales...
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Interminabili file si stagliavano davanti ai suoi occhi.
Amorfe creature, tutte uguali nella loro insipida essenza. Scatole craniche scoperchiate evidenziavano la totale assenza di materia cerebrale.
“Cos’è che permette loro di andare avanti?” si chiese, osservandole dalla distanza. “Incedono, inconsapevoli marionette spinte da inconsci automatismi. Procedono in gregge, emettendo disarticolati, incomprensibili suoni. Tutte apparentemente differenti tra loro, ma tutte così identicamente insulse, sembrano possedere l’arrogante coscienza del possesso del suolo che calpestano. Qual’è il loro motore?”
Le domande si affollavano, arroventando le sue già elettrizzate sinapsi, mentre una curiosità ai limiti del perverso lo spinse ad avvicinarsi di più.
Ad uno sguardo più attento, favorito dal decremento della distanza, si accorse che quello che da lontano appariva un vero e proprio movimento, era nella realtà un continuo strascicamento di immobili arti. Era come se dei fili invisibili le traessero in avanti, mentre esse opponevano un’inerzia fatta esclusivamente di peso e non di volontà.

Si avvicinò ulteriormente, mentre tutti i suoi sensi si acuivano, quasi percepisse una sorta di pericolo in quell’informe massa brulicante.
L’indefinita tensione che fino a quel momento l’aveva pervaso si trasformò d’improvviso in puro orrore, quando fu ad una sufficiente portata visiva. Si accorse che le bocche che emettevano quell’incomprensibile suono presentavano le labbra come cucite da sottili filamenti di carne, che altro non erano se non ciò che rimaneva di lingue ormai a brandelli, protraentisi come micro-tentacoli dagli spazi residui tra le labbra.
Quegli esseri proferivano suoni morti, effetto di una masticazione di ciò che in origine sarebbero forse potute essere parole sensate, ma che adesso, impastate con la putrida bava che colava da quelle fessure che più non si potevano definire bocche, altro non erano percepibili che come orrendi gorgoglii.
Una voce gli risuonò improvvisamente nella testa.
“E’ questa l’essenza della massa umana. Fantocci senza volontà nè cognizione, insensati nelle loro azioni come nei loro residui di attività cerebrale. Stupidi manichini, presumenti volontà inesistenti, trascinanti fittizie vite, sbavanti insensati sguardi spenti. E’ questo il significato intrinseco del libero arbitrio, è questa l’evoluzione a cui porta la tanto decantata, quanto altrettanto fasulla, libertà di pensiero e d’azione. Appiattimento totale, vuoto cronico di pensiero. Sono solo greggi senza capo, e senza neanchè un cane da pastore che li guidi. Senza scampo, nè scopo. Avanzano, verso la loro fine.”
A questa devastante affermazione volse improvvisamente lo sguardo, e si accorse, finalmente, di quale fosse la destinazione finale di quegli esseri.
All’orizzonte, non troppo distante, il suolo sembrava interrompersi. Corse in quella direzione, col cuore che gli batteva all’impazzata.
Corse, fino a raggiungere quel punto di stacco fra terra e cielo.
E vide. E capì.
Urlò… forte, disperatamente. Ma nessuno sentì il suo urlo, nè percepì il suo immenso dolore.
[Wanderer, 23/09/2007, 19:44 ]

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