The Words’ Dance [Prima di abbandonarmi alla Notte]

Pubblicato: 28 dicembre 2007 in Riflettendo
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   Ancora una volta, lascio che un flusso di pensieri avvolga la mia mente.
Scorrono, attraversando silenti canali. Risvegliano, toccandole dolcemente, corde armoniose di rugginosi ricordi. Fiotti di vissuti frammenti si affollano, per poi disporsi in ordinate file, come ciechi lemmings pronti all’autodistruzione, giù verso il baratro di una memoria incancrenita.
Le parole prendono forma piano a volte, altre volte improvvise. Dense di insignificanti sensi e di astrusi, pallidi e vacui significati.
Si accostano l’un l’altra come tessere di uno sconnesso puzzle, creando trame inconosciute ai più, incomprensibili ad uno sguardo poco attento.

Nascono concetti che dirigono orchestre di silenziosi pensieri, armonizzandone l’espressione e negandone la razionalità.
Scrivo, pigiando su tasti recalcitranti, che mal sopportano i miei sfoghi di istintiva inquietudine. Colpisco arcani simboli quotidiani con la punta di dita smaniose, tessendo tele di ragno strappate dal vento, la cui consistenza è più desiderio che concretezza.
Le lettere cadono, si rialzano, si inseguono, litigano tra loro.
Cercano un posto nell’eterna scacchiera di una mente distorta, dove il bianco e il nero sbiadiscono simultaneamente in un indistinto grigio.
Scrivo, ancora, senza motivo nè guida, nè ispirazione alcuna se non l’eco di elettriche scariche che risuonano in lobi anestetizzati.
Il sonno mi abbraccia lento, quietamente accarezzando la mia anima insipidamente spenta. Gli occhi sono pesanti, le palpebre urlano tutta la loro angosciosa voglia di chiudersi al mondo, cacciando via visioni di sporca, cruda realtà.
Mi chiedo perchè farlo, mi chiedo il senso di un tale angoscioso delirare paraverbale, sfogando impalpabili, indefiniti gemiti che circondano un’esistenza ignava. Ma non serve un senso, le dita vanno avanti da sole.
Accozzaglia di parole contortamente insensate, espressione di un flusso di non-coscienza che annega lentamente in un Lete di silenzioso intorpidimento.
Gioco con le parole, o forse sono loro che giocano con me.
Mi prendono per mano, mi fanno girare in una vorticosa danza che possa obnubilare ogni mia presunzione di equilibrio.
E scorrono, ancora una volta.
E a loro non importano i perchè, non importano i significati.
Vogliono solo esistere, apparire su virtuali fogli intangibili perchè qualcuno le legga, donando loro effimera ma indelebile VITA.

[Wanderer 28/12/2007, 01:41]

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