Black & White [Oscillazioni]

Pubblicato: 6 agosto 2013 in Riflettendo
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Ti hanno detto: "Sii sempre te stesso".
Lo hai fatto, e la gente ti ha allontanato, perché non apprezzava ciò che sei: qualunque cosa tu fossi, nel bene e nel male.

Ti hanno anche detto: "Sii sempre sincero, costi quel che costi".
Lo hai fatto. E ti sei ritrovato da solo, perché a nessuno piace sentirsi dire in faccia la nuda e cruda verità. Perché crogiolarsi nelle proprie autoconvinzioni e nella propria autonegazione del reale è bello e comodo, e nessuno vuol essere svegliato dai suoi sogni di gloria.

Allora ti sei ricordato che qualcun altro ti aveva detto "Impara l’indispensabile arte della diplomazia".
Ci hai provato. Ma ti sei reso conto che essere ipocriti – perché è questa la diplomazia, nel lessico comune – serviva solo a renderti odioso per te stesso: ti sentivi profondamente fasullo e a disagio con la tua coscienza, e nonostante tutto ottenevi soltanto che la gente pensasse di te che fossi null’altro che stupidamente e vuotamente ossequioso, e ti evitava del tutto.

Ti hanno detto: "Sii positivo".
Ci hai provato: contro ogni contingente catastrofe, contro ogni pugnalata che la vita ti da quotidianamente e a ripetizione, rispondevi con un sorriso e con la convinzione – più o meno ferma, più o meno sincera, più o meno autoimposta – che le cose possono sempre migliorare, che c’è chi sta peggio di noi, che combattere e guardare alle cose con ottimismo non può far altro che rendere migliori le tue giornate.
E ti sei ritrovato immerso in sabbie mobili dense di veleno, che ti hanno raggiunto alla bocca e soffocato senza che tu avessi mai fatto in tempo a divincolartene, convinto – più o meno sinceramente – che le tue bracciate ordinate e motivate te ne avrebbero tirato fuori.
E il pensiero che altri sicuramente c’erano già soffocati dentro non ti ha aiutato di certo; né ti ha salvato in alcun modo la positività (o presunta tale) con cui avevi cercato di affrontarle, nuotandovi dentro più o meno serenamente e più o meno costruttivamente alla ricerca vana di una sponda solida da cui issarti fuori.

Ti hanno detto: "Sii una persona disponibile".
Lo hai fatto: anche troppo a volte, anche troppo spesso.
E come unico risultato hai ottenuto di essere circondato da gente – tanta, troppa – che ti ha spremuto come un limone, risucchiando ogni goccia della tua energia: quella che tanto generosamente avevi loro offerto. Per poi gettarti via senza alcun seppur minimo rimorso – proprio come quell’inutile limone dopo la spremitura – al tuo primo, pur piccolo e insignificante diniego. Senza esitazione, senza spiegazioni, senza giustificazioni.

Ti hanno detto: "Sii comunicativo".
E comunicare ti ha reso insopportabile alle orecchie e alla mente di chi preferisce un comodo silenzio. Perché troppa comunicazione potrebbe indurre alla riflessione, e riflettere è scomodo e pericoloso.

Ti hanno detto anche "Sii discreto e silenzioso".
E quel silenzio e quella discrezione ti hanno reso inviso a chi è convinto – molti, troppi, quasi tutti – che non passare per intero le proprie giornate a cianciare – anche sempre e solo vacuamente, purché si cianci – sia invece sintomo di una vacuità di spirito e di carattere. E perché chi non blatera a vuoto è noioso e pesante agli occhi di quei quasi tutti.

Hai fatto tutto e il contrario di tutto, in una infinita gamma di sfumature di grigi intermedi, tra i due estremi del bianco e del nero.
Ma tutto questo non è servito, se non minimamente e in rarissime occasioni, a costruirti intorno un’accettazione e un apprezzamento consapevoli e una reale e oggettiva valutazione dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.

E ti sei reso alla fine conto – ma in realtà lo hai sempre saputo – che non ne vale la pena. Che è meglio seguire la propria strada ignorando quella massa – quasi del tutto inutile e ignava – che ti sta intorno e procedendo per la tua strada – qualunque essa sia – come uno schiacciasassi.
Perché tu per gli altri – per quasi tutti gli altri – sarai sempre quello sbagliato: quello troppo "strano" e fuori dal coro o quello troppo omologato; quello perennemente negativo o quello troppo infantilmente ottimista; quello costantemente in errore o quello che pretende sempre di conoscere la verità divina; quello troppo pignolo o quello troppo strafottente; quello troppo superficiale o quello troppo pieno di pippe mentali; quello troppo stupidamente disponibile o quello troppo egoista ed egocentrico.
E così via, in un’interminabile categorizzazione estremizzata, dove tutti i grigi che ti sei sforzato di esplorare nella vita non esistono, e dove ciascuno di quegli estremi serve a tenerti ai margini delle altrui vite.

E dunque vai avanti proprio come un bulldozer, giorno dopo giorno, qualunque cosa ti abbiano detto e ti continuino a dire (che poi tanto è sempre tutto e il contrario di tutto): sempre cercando consapevolmente di evitare di calpestare quei – pochissimi – barlumi di positività e di accettazione che ogni tanto ti si parano – spesso illusoriamente – davanti, ma procedendo senza troppa pietà su tutto il resto.
Perché non ne vale la pena. No, per nulla.

[Wanderer 06/08/2013, 12:25]Greyscale

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commenti
  1. Barbara ha detto:

    Questa sarebbe davvero da condividere troppo vera e il trasformarsi in un bulldozer travolgendo tutti rimanendo se stessi è l unico modo per sopravvivere a un mondo che vuole la sincerità ma non ha interesse ad ascoltarla .sempre profondo in ogni cosa che scrivi

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  2. Wanderer ha detto:

    Penso che questo pezzo sia la storia di tutti noi che combattiamo ogni giorno per rimanere noi stessi, a discapito di quell’infinità di pressioni esterne che cercano quotidianamente di cambiarci e forgiarci in base alle loro esigenze del momento.
    Perchè il nostro vero essere nulla conta per la maggior parte di quelli che ci incrociano la strada: siamo per loro solo ed esclusivamente mezzi – poco significativi – per raggiungere i loro scopi.

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  3. Simona ha detto:

    L’importanza di essere se stessi è un concetto condiviso ed apprezzato da pochi… del resto le persone realmente importanti e preziose della nostra vita che ci amano per quello che siamo… sono poche! è inutile sprecare energie ( anche se non è facile!) per tutti quelli che io definisco persone di “cornice” che incontriamo lungo la nostra strada, ma che forse non sanno che il “quadro” della nostra vita, come tutti i capolavori, non ha bisogno di una “cornice” per dargli più valore…
    Forse, anche NOI dimentichiamo quanto valiamo realmente, schiavi dell’incertezza ereditata dagli altri…
    Ma anche solo il fatto di esprimere concetti profondi e cercare di dare un volto alle sfumature dei nostri pensieri più intimi… può essere solo indice di VALORE PURO!!!

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