INCIPIT #1

Pubblicato: 30 giugno 2014 in Incipit, Storie & C.
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“Te lo chiedi mai il perché delle cose?”

Lo disse mentre osservava attento il fumo che si levava dalla tazzina di caffè che la cameriera gli aveva appena lasciato lì sul tavolo. Gli occhi fissavano la sottile voluta, ben nitida nell’aria fredda di quella mattina d’inverno, mentre la sua mente s’era persa per un attimo nei tortuosi sentieri delle possibilità.

Aveva appena finito di esprimere la sua domanda e già si era reso conto della sua intrinseca banalità e genericità, tali da non essere minimamente riuscito a catturare la seppur minima ombra di interesse da parte dell’uomo con occhi vacui che sedeva di fronte a lui al tavolino: quel tavolino all’aperto che non si capisce bene perché avesse insistito a scegliere nonostante fosse pieno inverno e l’umidità fredda e penetrante stesse facendo scricchiolare ogni singolo osso del suo corpo.

Cambiò argomento. “Pensi che verrà all’appuntamento?”

“Non so,” si risvegliò l’uomo, “ma credo che gli convenga. Il capo è stato molto chiaro sulla faccenda: o si trova una soluzione, o salteranno molte teste.” E quando il capo parlava di teste che saltano, no, non era una metafora.

Si strinse nel cappotto, e calcò meglio sulla fronte il cappello grigio scuro in stile Borsalino che tanto lo faceva somigliare – nella sua mente, per lo meno – ad un gangster di altri tempi. Altri tempi, tempi in cui non erano certo i computer e la finanza online a regnare. Tempi in cui le carte avevano voce e le azioni un peso. Ogni singola azione, ogni singola parola, ogni singolo respiro aveva conseguenze dirette e non fraintendibili. Nulla che potesse essere celato, modificato, falsificato, vagliato, masticato e poi risputato via con le necessarie e volute modifiche.

“Siamo nell’era dell’incertezza e dello sbando” pensò, “e io sono un fottuto dinosauro, una stupida specie in estinzione che aspetta solo l’arrivo dell’asteroide.”

Sentì un improvviso fremito dentro che lo costrinse ad alzarsi di scatto, provocando un sussulto di sorpresa nel suo interlocutore che irrigidendosi trattenne per un istante il fiato, convinto che chissà quale pericolo stesse per incombere.

“Sta calmo”, gli disse. “Voglio solo fare due passi. Quest’attesa mi sta letteralmente uccidendo, soprattutto adesso che ha trovato facile alleanza con la mia gastrite. Ci rivediamo più tardi al posto convenuto.”

Non gli diede neppure il tempo di rispondere. Gettò sul tavolo qualche moneta per pagare entrambi i caffè e se ne andò a passo svelto senza voltarsi, mentre tirava su il bavero per proteggere il viso ad un tempo dal freddo e dagli sguardi di eventuali passanti curiosi.

[CONTINUA…]

[Wanderer 30/06/2014, 16:30]

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commenti
  1. Barbara ha detto:

    Letto con un sorriso ebete sul viso dall inizio alla fine quel gesto di tirarsi su la giacca di coprirsi il viso dal vento io li ho visto te..riesci a scrivere storie di fantasia mettendoci la parte più vera della tua personalità

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  2. Wanderer ha detto:

    In ognuno dei miei personaggi c’è probabilmente una parte – più o meno grande – di me. Ed è “facile”, per te che mi conosci così bene, scoprire quale parte.

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